• Luca Gonzatto

Il successo è uscire dalla logica del "fare" per ritrovare una nuova dimensione dell'essere

Aggiornato il: 26 lug 2019

Il successo, al pari della felicità, è il risultato di una profonda coerenza tra il cuore e la mente.


Per apportare un profondo cambiamento nella nostra vita trovo fondamentale cambiare prima di tutto punto di vista da quale osservare non solo il mondo e le situazioni, ma noi stessi.


Passare cioè dal

ciò che succede fuori mi influenza

al

ciò che succede dentro di me influenza l’ambiente in cui vivo”.


Uno dei più grandi geni della storia, Albert Einstein, disse che i problemi che abbiamo non possono essere risolti mantenendo lo stesso livello di pensiero che li ha generati.


Si tratta di un concetto straordinariamente importante quanto tremendamente difficile da applicare: se abbiamo un problema al quale non riusciamo a trovare la soluzione, continuare a utilizzare gli stessi schemi di pensiero che hanno prodotto il problema non ci porterà mai a nulla di buono.


Importante quindi rimboccarsi le maniche e cambiare prima di tutto il nostro modo di osservare il problema.


Per uscire dal problema è necessario quindi:

  • vedere qualcosa che non abbiamo ancora visto,

  • considerare qualcosa che ancora non abbiamo considerato,

  • aprire la mente a possibilità che ancora non abbiamo considerato,

Questo cambio di percezione appare perciò fondamentale per innescare un profondo e reale processo di miglioramento nella nostra vita.


Su questo tema, ho trovato illuminante un libro di Stephen R. Covey che parla di strategie di successo.


Questa notte mi sono svegliato provando un forte desiderio di farne accenno in questo articolo arricchendolo da molti libri letti, dall'esperienza personale, per declinare il tutto alla ricerca introspettiva.


Tanti potrebbero essere i punti da integrare ma in questo periodo sento forti questi 6 spunti chiave per passare dalla logica del fare, alla logica dell'essere

viaggio in india


1) ESSERE PROATTIVI

Siamo reattivi nella vita quando rispondiamo ad uno stimolo - Siamo proattivi quando, indipendentemente dagli stimoli esterni, nasce il pensiero, l'azione, l'abitudine, il destino.


Riprendendo un famoso aforisma di swami sivananda


"Semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino."

La proattività significa perciò divenire totalmente responsabili della propria vita attraverso 4 qualità fondamentali

  • auto-consapevolezza, oltrepassare la mente, l'ego per ascoltare il sé più elevato e nobile

  • immaginazione, una qualità fondamentale per non arrendersi di fronte al primo ostacolo. Immagina di avere un'alternativa

  • sana coscienza, per poter distinguere quale parte di noi sceglie: la paura o l'amore?

  • causalità, siamo profondamente legati agli effetti delle nostre azioni




2) FOCALIZZATI SULLA FINE (O INIZIO?)

Immagina di essere al tuo funerale. Saresti veramente felice delle scelte che hai fatto in vita? Che apporti abbiamo coltivato?


A questo proposito, trovo bellissimo questo passo di Tiziano Terzani


<<Nella vecchia Cina molti tenevano in casa la loro bara per ricordarsi della propria mortalità; alcuni ci si mettevano dentro quando dovevano prendere decisioni importanti, come per avere una migliore prospettiva della transitorietà del tutto. Perché non fingere per un attimo di essere ammalati, di avere i giorni contati – come in verità si hanno comunque- per rendersi contro di quanto sono preziosi quei giorni? >>


Focalizzarsi pensando alla fine significa sapere quale direzione intraprendere, rafforzando, in questo modo, la propria traiettoria di vita e migliorando la capacità di far emergere la propria vocazione.


Da questa prospettiva ogni cosa nella nostra vita, inevitabilmente, cambia.



3) DARE LA PRECEDENZA ALLE REALI PRIORITA'

Ci stiamo provando tutti ma diciamocelo... non si può fare tutto.


Sarebbe bellissimo ed io stesso fatico a delegare ma alla lunga fare tutto appare controproducente perché ci fa vivere male, sempre di corsa, e mai nel qui ed ora.


Come riconoscere, dunque, le priorità? Il punto numero due è la risposta: focalizzandoci sulla fine.


Grazie a questa prospettiva si impara anche a dir di no senza sentirsi in colpa perchè diciamocelo: dire “no” non significa per forza essere cattivi o maleducati, dire “no” non significa neanche pensare soltanto a se stessi.


Imparare a dir di no con gentilezza per dedicarsi magari ad altre attività più costruttive, significa creare valore aggiunto per noi stessi e per chi ci sta attorno. :)




4) INTERDIPENDENZA

Una grande fetta degli esseri umani sino ad ora non ha fatto altro che svegliarsi la mattina e pensare a come spremere il mondo unicamente per trarne vantaggio ad uso proprio.


Questa prospettiva, dal mio punto di vista, sfrutta l'ambiente e tutto ciò che la struttura sociale cooperante gli offre, ritagliandosi enormi fette di vantaggio sfruttando chi gli sta attorno.


Serve un cambio di paradigma e ritornare a quelle che sono le conoscenze antiche.


Ubuntu è un'etica o un'ideologia dell'Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone. Appellandosi all'ubuntu si è soliti dire Umuntu ngumuntu ngabantu, "io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo"


Dalla comprensione della profonda connessione che ognuno di noi ha verso tutte le cose e verso tutti gli esseri, si esce dalla logica della competizione per abbracciare il paradigma della cooperazione.


Da questa prospettiva, ogni azione verso di Sé attrae un beneficio reciproco in tutte le interazioni con tutti gli esseri.


5) ASCOLTARE ED ASCOLTARSI

"Prima di parlare cerca di ascoltare" implica un radicale cambio di paradigma.


Nella maggior parte dei casi, le persone non ascoltano con l'intenzione di capire, ma con l'intenzione di rispondere. Pochissimi praticano la forma superiore di ascolto, cioè l'ascolto empatico, con l'intento di comprendere.


Come possiamo quindi ascoltare gli altri se prima non ascoltiamo empaticamente noi stessi?


Dall'ascolto profondo ed autentico di Sé saremo più inclini ad inseguire la nostra reale vocazione non disperdendoci più in attività che non solo le nostre-manifestate per l'ego di fare o il desiderio di competizione-ma in quello che realmente siamo chiamati a realizzare nella terra.


«La terra ha musica per coloro che ascoltano» William Shakespeare



6) INTEGRA TUTTI GLI ASPETTI DI TE

Non siamo solo un corpo, non siamo solo una mente.


Nel turbinio della quotidianità siamo costantemente in ansia per il troppo “fare”.


Io stesso a volte mi vedo con l’acqua così alla gola che a volte vorrei scappare ma fermandomi un attimo, focalizzando e ritornando al mio centro mi accordo di quanto il “fare” senza sapere dove si sta andando, è un perdere energie che non ci porterà a nulla se non ad un affaticamento cronico.


Fondamentale perciò fermarsi, ascoltarsi, aggiornarsi, imparare abitudini nuove ed aprirsi alle novità(articolo qui) per acquisire quel bagaglio culturale che ci permetta di affilare competenze e conoscenze.


Questo ci concede di concedersi del tempo per imparare dalle nostre esperienze e crescere come persone e come professionisti. Non da ultimo, anche il riposo deve tornare ad avere il giusto peso nelle nostre vite.


Siamo un sistema integrato dove il sistema fisico, spirituale, mentale, emozionale collaborano ed è perciò fondamentale passare da uno stato del fare, ad uno stato dell’essere

Il nostro consiglio è di tenere allenati tutti questi aspetti di Sé per avere un reale successo nella vita.


"Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.

Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via.

Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso.

Ogni via è soltanto una via.

Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla,

se è questo che vi suggerisce il cuore.

Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla,

non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.

Vi avverto: osservate ogni strada attentamente e con calma.

Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.

Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.

Questa strada ha un cuore?

Tutte le strade sono eguali.

Non conducono in nessun posto.

Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.

Questa strada ha un cuore? E’ l’unico interrogativo che conta.

Se ce l’ha è una buona strada.

Se non ce l’ha, è da scartare."

Carlos Castaneda


Luca Gonzatto


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